L’Officina dell’Arte

Case Frini è un vecchio borgo di Cesena, rinchiuso in sé stesso dalla tangenziale, sembra che il tempo si sia fermato, nonostante le villette nuove e le vecchie case siano state restaurate. Il brontolio delle auto che passano sulla secante lassù, non intacca questa atmosfera, anzi stranamente, questo alto cavalcavia che divide il borgo dal centro città, sembra averlo salvato dai suoi ritmi frenetici. A Case Frini oggi ci si va apposta, non di passaggio. I motivi per andarci sono molti, sembra che nel Borgo àbitino alcuni artisti ed artigiani, fra cui Luciano Navacchia, bravissimo scultore e pittore cesenate. Vicinissima anche l’abitazione studio della cara amica Dea Valdinocci, valente pittrice.

Un tempo, quando la via Madonnina era collegata alla città, era pieno di attività commerciali ed artigianali; fra gli artigiani presenti fin dagli anni 50, vi erano Urbano e Amedeo Fusconi, fabbri.  Nella loro officina, al numero 50, forgiavano a mano, tutto ciò che poteva essere utile ai cittadini, ma non solo, a loro si rivolgevano i tanti artisti di questa terra di Cesena, per farsi fare basamenti e sostegni per le loro  sculture. Fra i più famosi loro clienti, troviamo lo scultore Ilario Fioravanti, chiamato dai due fratelli,  semplicemente l’Architetto.  

Al piano sopra questa laboriosa officina, nascosta fra le case, cresceva il figlio di Urbano, Angelo. Dopo la chiusura del laboratorio e la scomparsa dei due artigiani, Angelo, di professione dirigente in una grande industria farmaceutica, decide di dar vita alla vecchia officina.  Dividendo il suo tempo fra Milano e Cesena, già  da tempo raccoglieva negli spazi del laboratorio, quadri che gli portavano vicini o conoscenti artisti, sapendolo un amante dell’arte.  Artisti anche sconosciuti, i cui quadri erano stati dimenticati dagli eredi in cantine o in locali non idonei alla loro conservazione. Passandoli ad Angelo, che “aveva posto”, cercavano di salvarli dall’incuria e consegnarli alla memoria.

A sessantacinque anni di distanza dall’apertura dell’officina, nel ’54, questo “ragazzo” (perché Angelo è ancora un ragazzo) ormai in pensione, cresciuto con la consapevolezza l’arte la si può veder nascere in qualunque posto, anche in una fucina, decide di riaprire gli spazi del vecchio laboratorio per creare un luogo all’arte dedicato, e magari a una futura associazione, in memoria del padre e dello zio. Nasce l’Officina dell’Arte, fa restaurare i locali, crea una buona illuminazione, ed inizia ad esporre le opere più belle della sua collezione di artisti sconosciuti. E  credetemi alcune opere sono davvero molto belle.  La voce passa in giro ed alle opere degli artisti sconosciuti, si aggiungono i gioiellini di artisti conosciuti, ex clienti dei fabbri (come il piccolo e delizioso bronzo di Fioravanti), opere collezionate nel tempo  oppure  lavori  di amici artisti, che sembrano fare a gara per sistemare una loro opera nella collezione, anche solo in prestito temporaneo.  Sembra che agli artisti scoppi dentro il desiderio di far parte di questa avventura, e devo confessare che anche io, andando a casa,  ho desiderato di esserci in questa arca del tempo artistico.

Ci fa accomodare come vecchi amici, nel salottino al centro del locale e ci spiega l’amore, nato da ragazzo, per questo luogo che sfornava cancelli, letti, finestre e tutto ciò potesse servire, ma anche piccole deliziose sculture che i due artigiani, avanti con l’età, avevano iniziato a creare. Troverete una piccola collezione di queste sculture, all’interno. 

Qui era nata la sua passione per le belle arti, non sentendosi dotato per crearle, si era dedicato al loro studio fin dagli anni  passati a Bologna, laureando in farmacia, e poi anche in quelli vissuti a Milano come dirigente.  Nel locale dell’Officina dell’Arte, troviamo molte belle opere, merita sicuramente una visita. Potrei nominare alcuni fra i miei preferiti, opere che avrei guardato per ore, ma non avrebbe senso, toglierebbe a tutte le altre il significato di essere presenti, ognuno di voi troverà le proprie.

L’Officina dell’arte per ora è visitabile solo su appuntamento e nei fine settimana.  E’ uno spazio privato che dobbiamo al mecenatismo, alla cortesia e all’amore per l’arte di Angelo Fusconi, un luogo per chiunque voglia documentarsi sugli artisti cesenati degli ultimi cinquanta anni, perché il padrone di casa, sa tutto su di loro e ti spiega instancabile ed orgoglioso la storia di ogni opera.

E’ una persona gentile, piacevole e colta Angelo e nonostante la mascherina, obbligatoria in questi tempi, riesco a cogliere l’espressione di gioia mentre parla dei suoi quadri, delle sue sculture. Le due ore con lui passano in un lampo; nel congedarci ci offre uno stuzzichino e brindiamo all’arte.  E’ colmo di voglia di fare, direi trascinante nel suo entusiasmo, ci racconta che sta vedendo con esperti, come poter aprire il luogo al pubblico, come poter creare una Associazione che raccolga artisti ed amatori.

Dalle pareti ci guardano in una vecchia foto Urbano ed Amedeo, sembrano  davvero contenti di questo via vai nella loro officina.

Grazie Signor Angelo Fusconi, di professione farmacista, ce ne fossero tanti come lei, a presto.

l’Officina dell’Arte, interno
L’officina dell’Arte interno
alcune opere della galleria
piccola scultura di Leonardo Lucchi
bronzo di Ilario Fioravanti
piccole sculture di Amedeo e Urbano Fusconi
piccole sculture realizzate dai fabbri Amedeo ed Urbano Fusconi
il gatto è una scultura di Amedeo e Urbano Fusconi
sculture di Amedeo e Urbano Fusconi
in una vecchia foto Urbano ed Amedeo Fusconi
Angelo Fusconi

Due amiche

Ho avuto la fortuna di conoscere e poter fotografare due ragazze, colte, intelligenti, belle e piene di amore per la vita come può esserlo chi è giovane ed ha tutte le speranze intatte. Una si chiama Giulia, l’altra Mekdes. Sono tutte e due italiane.

Sono due amiche e non c’è altro da dire.

Insieme abbiamo giocato con la fotografia.

Giulia e Mekdes

la bellezza delle donne

Silvia

Rifletto spesso su quanto mi piaccia ritrarre donne normali, semplici, nel momento straordinario (almeno per loro) che è l’incontro con un fotografo. Sono sempre molto imbarazzate e si scherniscono con frasi tipo “non vengo mai bene in fotografia” . La cosa da fare subito e farle abituare alle luci, a quell’oggetto infernale che è la macchina fotografica. Bisogna parlare, farsi raccontare chi sono, cosa vorrebbero vedere in quel pezzettino di carta che sarà la fotografia. Spesso ne escono (tempo permettendo) dei colloqui interessanti, si diventa amiche alla fine, compagne di un piccolo momento di vita. Tutte mi lasciano qualcosa che è molto di più (per me) dell’immagine che riesco a catturare.

Silvia, l’ho catturata in uno shooting veloce, ma è stata bravissima a regalarsi, forse aiutata dal suo amore per il teatro, anche lei aveva esordito con “come mi metto.. non vengo bene” , ma si è lasciata andare subito e sono riuscita a scattare anche questa foto, che amo molto. Vedo una ragazza semplice, non truccata, che non ha paura di avere una espressione buffa e stringe la rosa di plastica con l’aria di chi, la rosa te la tirerebbe addosso se non fai quello che dice lei.

Grazie Silvia, mi hai regalato una fotografia fresca, con linee armoniose. Sei bella e chi non lo vede non sa che cosa sia la bellezza.